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Archive for febbraio, 2014

– I colori della morte – di Stefano Drakul Canepa

Posted by on lunedì, 24 febbraio, 2014

Stretti ancora intorno al velo caldo
dei giorni neri sconosciuti al cielo
e il sentiero che volevo aprire
non ha sogni né torti al disincanto

Per le follie il vento ha reso cieco
questo ingordo vento che tocca
la pelle e i suoi tagli a notte
le liquide risposte a terra oscura

Che poi non sono che preghiere
cantate nei mattini di rapida follia 
ed intonate al primo Duo del cuore
che trema del diverbio di un altare

Ricordi tetri intorno al mio sudario
tessuto sulla pietra in un ricamo
che copre le risposte ed i misteri
di un segno troppo forte a due dolori

I colori della morte sono offese

Pronunciate dai silenzi delle lune.

(D)

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Dov’eri di Carolina Turroni

Posted by on lunedì, 24 febbraio, 2014

Dov’eri
quando la paura m’incurvava le spalle?
Dov’eri
quando il cuore mi bruciava le carni ?
Avrei voluto le tue mani
a tenermi ferme le ginocchia nude
Avrei voluto i tuoi occhi nobili
a darmi il coraggio che mancava.
Dov’eri
quando avevo bisogno di te ?
Quando volevo un nome da gridare
nella notte
Quando credevo che in due
ci si salvasse meglio?
C’è un posto
dove posso trovare pace? 
Sul tuo petto
una terra scura e profumata di te.
Quelle tue braccia di polvere le ascolto
nel silenzio.
Accarezzo un nemico 
che mi conosce l’anima.
Mentre vorrei accarezzare te.

Carolina Turroni @2012

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– Perdere la pioggia – di Stefano Drakul Kanepa

Posted by on martedì, 11 febbraio, 2014

 

 

 

 follie di goccia

e pioggia dopo pioggia

a sussurrare (D)

 

 

 Non potevo perdere la pioggia,

goccia dopo goccia a seminar follia

e liquide discordie tenute vive

solo per svanire appena dopo aurora

 

 

Non potevo sapere della nebbia,

alba dopo alba ad inseguir mattina

e sciogliere la notte senza comprensione

per le solitudini mai negate al fiume

 

 

Amavo chiudermi nel vento verso sera

e dopo la bufera respirare tenebra

perché la terra non si aprisse male,

senza maestrale a far da corda al buio

 

 

Non potevo esitare una promessa

e svanire la coltre dei silenzi assopiti

che l’oro delle foglie tremava per l’inverno.

 

Muto l’Averno dei miei incubi fragili,

 

Tessuti passo dopo passo, fino a noia.

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Ho bisogno di Nino Castorina

Posted by on domenica, 9 febbraio, 2014

Ho bisogno del rumore del mare
Il libeccio nel volo dei gabbiani.
Di sale raccolto a piene mani.
Di osterie dove gote rosse, 
non sono che raggi UVA.
Del cicaleccio dei pescatori,
vantavano il pesce pià grande.
E la morra, la briscola il tressette,
dove volano improperi da processo.
E quella fisarmonica, quel violino
a cui manca una corda….
Per restare li con te, col goto
sempre a livello.
Cullati da canti inverecondi tra
risate e bestemmie e pacche.
Dormire col capo sul tavolo,
e sognare di partire la notte
stessa a pesca di sogni perduti..

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– Fra le nuvole – di Stefano Drakul Canepa

Posted by on venerdì, 7 febbraio, 2014

Scivolavi fra le nuvole,
spada di sale senza traccia
e liquida follia divenuta pioggia
nelle notti finite ad alba nera

Ricordavi male le prime lune
e forse anche le poche stelle
in attesa di rubare amore
alle gocce ed alle loro sorelle

Pregavi fra le aurore
e nelle sere di vento caldo
sacrificavi ogni parola al pianto
di qualche antica sfera in volo

Conservavi a lungo le prime viole
sbocciate a marzo nei giardini
chiusi allo sguardo dei mattini
senza più rispetto per la terra

Guerra di lacrime la tua promessa

Uccisa a petalo sui semi sterili.

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– Il passaggio – di Stefano Drakul Canepa

Posted by on martedì, 4 febbraio, 2014

Il passaggio era stato pronunciato
e le poche speranza rassegnate
avevano mentito il ricordo breve
di un vano strumento a corde nere

Violino di morte, semplice da dire
e da rendere in memoria alle tracce
di un volto vago, inciso al cielo
ed ai suoi delitti di profumo antico

Il trapasso era stato annunciato,
niente da mentire alle prime albe
ed agli ultimi tramonti di veleno
incisi a valle, ad oriente del cuore

Melodia di morte, facile da udire
fra i sentieri che portano le gocce
verso il temporale di fiume e rabbia,
con la sabbia di un deserto esangue

Soffiata via fra le polveri di un vento.

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Lasciami sanguinare sulla strada di Attilio Bertolucci

Posted by on lunedì, 3 febbraio, 2014
Lasciami sanguinare sulla strada
sulla polvere sull’antipolvere sull’erba,
il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
maschere verdi sulle case i rami
di castagno, i freschi rami, due uccelli
il maschio e la femmina volati via,
la pupilla duole se tenta
di seguirne la fuga l’amore
per le solitudini aria acqua del Bràtica,
non soccorrermi quando nel muovere
il braccio riapro la ferita il liquido
liquoroso m’inorridisce la vista,
attendi paziente oltre la curva via
l’alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
soltanto allora d’avermi udito chiamare,
entra nella mia visuale da un giorno
quieto di settembre, la tavola apparecchiata
i figli stanchi d’attendere, i figli
giovani col colore della gioventù
esaltato da una luce che quei rami inverdiscono.

Attilio Bertolucci

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– Graffi a luna cieca – di Stefano Drakul Kanepa.

Posted by on lunedì, 3 febbraio, 2014

 

 

 le ombre fragili

sono svanite in volo

nel cielo nero (D)

 

 

 Non ho più trovato le mie ombre

eppure avevo dato ogni cosa,

tutto il tempo di uno sguardo ignoto,

tutto il buio di una voce sola

 

 

Non ho mai più sognato un cielo,

un volto che non fosse dipinto

dai segni che l’inverno acceca

anche nel freddo, a notte ambrata

 

 

Per qualche anno ancora avrò il velo

dei giorni lodati sulla pioggia

dalle stelle che nell’oscuro piangono

e feriscono con graffi a luna cieca

 

 

Ma gli scatti amari resi a nuvola 

ora non saranno più gli stessi,

è la febbre che brucia una bestemmia

nella terra dei vespri ancora vivi

 

 

Eppure avevo pregato ogni sera

 

Per un gelo che fermasse il sole

 

Anche una sola volta, 

 

Anche col cuore.

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Insisto a cantare…. di Elena Deserventi

Posted by on lunedì, 3 febbraio, 2014

Insisto a cantare
la vita
stonando 
su incongrue realtà.

Stride la strana souffrance
dei bambini
Strazian le morti innocenti
acerbe e dolenti
Stravolge il pensiero
il breve respiro
del tempo
per uomo e animale.

Svettan superbe le altezze
in materia perenne
Stanno ognor verdi 
le cose più antiche
auguste ed anguste
di forma 
senz’ombra
di spirito.

Le cose resistono
al tempo
assiston a stragi 
di frotte viventi 
lente trasforman l’aspetto ….

E l’uomo fragile stirpe 
cara agli dei 
subisce 
ferisce
è
colpito
finito
avvinto 
dal nulla

e vanta ,illuso,
immortale 
dominio 
sul mondo.

E io (per quanto?)
insisto a cantare
stonando 
incongrue realtà…..

Elena Deserventi

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